A tutto Scanzi

Giornalista, scrittore, webstar, autore, interprete teatrale e grande appassionato di musica si racconta in una intervista esclusiva al nostro Leonardo Vanni e ci presenta il suo ultimo libro dedicato a Franco Battiato "E ti vengo a cercare"

BUONGIORNO ANDREA, E’ UN PIACERE AVERLA COME NOSTRO OSPITE

Ciao Leonardo, grazie per l’intervista, mi fa molto piacere.

BENE, INIZIAMO: IN BREVE, PER CHI NON LO SAPESSE TRA I LETTORI, QUANDO NASCE ANDREA SCANZI COME ARTISTA?

La definizione “artista” è un po’ impegnativa, compete allo spettatore decidere se io la meriti oppure no.

E’ cominciata per caso, anche se adesso è un’attività che faccio da più di undici anni: era il febbraio del 2011, la Fondazione Gaber mi chiese di fare una serata speciale a Voghera, ovvero una lezione spettacolo dedicata a Giorgio Gaber, sapendo che io mi ero laureato su di lui, l’avevo conosciuto e gli avevo dedicato molti articoli.

Quella serata andò bene, c’era abbastanza pubblico, mi divertii ma doveva finire li’.

Quattro mesi dopo mi chiesero di farne un’altra ad Urbino e mi divertii ancora di più: la piazza era piena e da quel giorno quello spettacolo su Giorgio Gaber fu cercato in continuazione, tanto che l’ho ripresentato per duecento volte volte nel 2011, nel 2012 ed nel 2013.

Da quel momento la mia attività teatrale è diventata un’attività a tutti gli effetti, parallela a quella giornalistica,televisiva e di scrittore che prosegue ancora oggi.

Nel frattempo ho fatto sette, otto, nove spettacoli, non so io nemmeno quanti e la scintilla è stata quella.

Avevo immaginato, previsto e sognato di fare lo scrittore, di vivere di scrittura, immaginavo di andare in televisione, non immaginavo di fare teatro, però sono molto contento di farlo e credo che, nel mio genere, ovvero quello del teatro narrato, raccontato e civile, di essere degno.

Infatti sono stato il primo giornalista a diventare anche uomo di teatro dopo Travaglio.

Adesso sono in tanti a farlo.

QUALE E’ STATO IL PRIMO SPETTACOLO CHE HA PORTATO IN SCENA? CHE EMOZIONI HA PROVATO?

Come ti ho già detto nella domanda precedente è stato su Giorgio Gaber e si intitolava “Gaber se fosse Gaber”.

E’ uno spettacolo che faccio tuttora, anche se ho cambiato il titolo perché l’ho un po’ variato dentro; ora si chiama “E pensare che c’era Giorgio Gaber”.

Nel mezzo ci sono stati tanti altri spettacoli dedicati a Fabrizio De Andrè, ai miti dello sport, al sogno di un’Italia, con Giulio Casale ed alcuni spettacoli dedicati ad Ivan Graziani, a Giorgio Gaber appunto, ai Pink Floyd e l’ultimo spettacolo, per ordine cronologico, è quello di Franco Battiato che s’intitola “E ti vengo a cercare” che è anche il titolo del mio ultimo libro uscito dieci giorni fa.

IL LAVORO CHE L’HA COINVOLTA DI PIU’, SIA PROFESSIONALMENTE CHE EMOTIVAMENTE.

Tutte le opere che ho presentato a teatro mi coinvolgono, altrimenti non le avrei fatte.

Gaber sicuramente mi emoziona ancora tantissimo, cosi’ come Battiato ed i Pink Floyd, che mi diverto moltissimo a presentare perché sono tre ore veramente “tirate”.

Ho una grande Band , che si chiama “Floyd on the wing”….ma tutti gli spettacoli che ho fatto sono per me molto importanti.

Sono anche molto legato alla mia produzione teatrale satirica.

Ho iniziato a fare teatro politico con “Renzusconi” a cavallo tra il 2017 ed il 2018 ed è stato uno spettacolo che mi ha cambiato letteralmente la vita, perché intuii che Renzi sarebbe crollato alle elezioni: lo criticavo da sempre e questo spettacolo in due mesi( Gennaio e Febbraio 2018 )fino al voto del 4 marzo l’ho presentato almeno cinquanta volte ed il teatro era sempre esaurito con delle file al botteghino ed un firmacopie di due ore.

Li’ mi sono reso definitivamente conto, tanto per dire una parolaccia, che ero diventato famoso.

EPISODIO PIU’ IMBARAZZANTE SUL PALCOSCENICO E COME E’ RIUSCITO A GESTIRLO.

Toccando ferro, sul palco mi trovo molto a mio agio e non ho mai provato imbarazzo, anzi, mi diverto: canto, ballo, gioco, scherzo, posso essere libero totalmente anche più di quanto non lo sia in televisione.

A volte è stato difficile perché avevo la febbre, questo prima del Covid dieci anni fa; a volte non avevo la voce e prendevo le tisane, il miele, facevo aereosol ma ho faticato.

In due/tre casi mi sono presentato con una caviglia storta: non riuscivo a muovermi ed è stato faticoso.

I momenti più imbarazzanti sono stati due: il primo, quando ad uno spettacolo in un teatro da 500 persone, ce ne sono 100 con tante sedie vuote; fortunatamente, su quattrocento date ciò mi è capitato quattro volte; la seconda, quando hai problemi tecnici: a volte in teatro purtroppo, quando si utilizzano alcuni microfoni, devi benedirti e sperare che vada tutto bene; quando parlavo le prime volte capitava che il microfono non funzionasse, gracchiava ed ero in difficoltà, mentre invece adesso con l’esperienza ci gioco un po’ e anche questo fa parte dello spettacolo.

SE DOVESSE SCEGLIERE TRA L’OPERA, LA COMMEDIA E UNO SPETTACOLO MUSICALE COSA PREFERIREBBE VEDERE E PERCHE’? COSA PENSA DEI MUSICAL?

L’opera non la capisco per ignoranza mia, i musical non li amo molto, mi annoiano anche un po’, non li comprendo, non li vado a vedere, secondo me anche perché da piccolo mi fecero vedere “Jesus Christ Superstar”, che è bellissimo, ma mi fece molta paura e mi suscitò molta inquietudine, soprattutto nella parte finale della crocifissione.

I Musical li associo anche a quel terrore da ragazzino che ho vissuto, quindi alla fine ti direi le commedie; però soprattutto a teatro vado a vedere monologhi: amo il teatro “One Man Show” di Alessandro Bergonzoni, di Giorgio Gaber, di Gigi Proietti, di Marco Paolini, di colleghi come Marco Travaglio, di Natalino Balasso, la satira di Daniele Luttazzi, di Corrado Guzzanti, di Maurizio Crozza, di Dario Fo.

COSA E’ PER LEI IL TEATRO OGGI?

Il teatro per me dal 2011 rappresenta libertà totale, la possibilità di parlare di cose di cui, purtroppo, non sempre posso parlare in televisione, è per me un grande divertimento perché sul palco mi diverto da morire, in quanto rappresenta il momento in cui sento e percepisco l’affetto del pubblico, quindi il contatto diretto; rappresenta anche un modo per scoprire l’Italia perché l’ho veramente vissuta in lungo ed in largo con il teatro facendo spettacoli ovunque.

Il teatro ha due controindicazioni per me: la prima è che hai sempre il terrore che non ci sia il pubblico ed è una cosa che mi fa paura; lo dico anche ai miei amici ed alla mia compagna: io non ho mai paura e questa sarà una parte dove la gente dirà “:Scanzi è narciso”.

E’ un dato di fatto: non ho nessuna paura di quello che faccio sul palco, della mia resa sono consapevole; se io faccio uno spettacolo so che lo so fare perché gli spettacoli li scrivo io.

E’ chiaro che se tu mi dicessi di fare il Macbeth o l’Amleto la gente si metterebbe a ridere e direbbe “:Questo non sa fare niente”.

Il teatro che faccio io lo so fare, ma ho paura del pubblico, “:ci sarà, non ci sarà?” e questo è il primo difetto; il secondo invece, che è peggiore del primo, è che il teatro è molto stancante, non sul palco, ma è stancante il viaggio.

Io che faccio teatro da undici anni ed ho viaggiato tanto, adesso, da qualche anno, da quando me lo posso permettere, faccio meno date ma “buone”, magari in teatri più grandi con situazioni più vantaggiose per me rispetto a prima che ne facevo veramente tante; adesso seleziono di più e faccio quelle veramente irrinunciabili, anche per riposarmi, perché ne ho proprio bisogno.

SE POTESSE VIAGGIARE NEL TEMPO CON QUALE ARTISTA LE FAREBBE PIACERE SCAMBIARE DUE PAROLE/CONFRONTARSI?

Mi piacerebbe incontrare tutte le persone che ho sognato e che ascolto ancora, quelli a cavallo tra gli anni sessanta e settanta: i Led Zeppelin, i Rolling Stones, Jimi Hendrix.

Mi piacerebbe tanto intervistare Eric Clapton, Bob Dylan, Stevie Ray Vaughan.

Per quanto riguarda il teatro vorrei tanto aver conosciuto Vittorio Gasmann, Carmelo Bene, che non ho fatto in tempo a conoscere, infine poi mi piacerebbe riparlare con persone che ho tanto amato e conosciuto, su tutti Giorgio Gaber, Gigi Proietti e Dario Fo.

QUALE MESSAGGIO VUOLE LANCIARE A CHI VORREBBE LAVORARE IN QUESTO SETTORE ( SPETTACOLO ED ARTE IN GENERALE)?

Consiglierei di avere pazienza perché è un settore difficilissimo, di coltivare la curiosità ed il talento perché senza di questi non si va da nessuna parte, di non farsi sfruttare; un conto è la gavetta ed un conto è lo sfruttamento, perché nel mio settore si dà per scontata la gratuità: scrivi e non ti pagano, fai viaggi e non ti pagano nemmeno quelli.

Tutto ciò non va bene perché la gavetta non è sfruttamento.

Quindi, veramente, gli direi “: domanda a te stesso se davvero questo è il lavoro che vuoi fare, se questo è il tuo sogno”, perché il giornalismo è difficilissimo, la scrittura è difficilissima ed il teatro è difficilissimo, anche perché siamo un paese dalle grandi eccellenze ma siamo anche un paese con poche persone che leggono, che vanno a teatro e che valorizzano la cultura.

COSA PENSA DELLA MUSICA IN ITALIA? C’E’ UN TESSUTO UNDERGROUND ATTIVO? DOVE E’ POSSIBILE SEGUIRLO?

Senza dubbio esiste, e ti confesso che non sono la persona più adatta per fartene un elenco o una lista attenta e precisa, anche perché, se io per esempio mi diverto moltissimo a cercare nuovi spunti, nuovi talenti nel mondo del tennis o nel mondo del vino, che io conosco benissimo, ma anche nel mondo della letteratura, dei social, qualcuno che scrive e che mi colpisce, sulla musica ti confesso che, pur potendoti fare cinquanta nomi della scena underground, io ormai vado sul sicuro.

Quando ascolto musica sento i Big Storici, quelli che ormai hanno dai quaranta ai cinquant’anni in poi perché, parafrasando un vecchio maestro che però parlava di vini e diceva che la vita è troppo breve per bere vini pessimi o vini cattivi, “ la vita è troppo breve per ascoltare musica di scarso livello”.

Non dico che la musica Underground sia di scarso livello, anzi, è di buonissimo livello, però ha bisogno di eccellenza.

Se tu aprissi la mia playlist vedresti Dire Straits, Eric Clapton, Neil Young, Franco Battiato, Blues, Rock, Pop ma anche Musica Classica, Mozart, Jazz, John Coltrane.

La scena Underground mi attrae di meno, anche perché vengo dalla critica musicale.

Negli anni novanta, nel novantasette, ho cominciato a fare il giornalista e secondo me in quel periodo li’ c’è stato l’ultimo grandissimo decennio di una nuova musica straordinaria, perché è stato un decennio spaventoso di talenti musicali.

In Italia la scena Underground all’epoca significava Afterhours, Marlene Kuntz, CSI, Negrita, Timoria, La Cruz ecc…quindi lascio ad altri più innamorati ed appassionati di me la divulgazione e la celebrazione della scena musicale Underground italiana che, sicuramente, mostra i suoi talenti.

SO CHE E’ STATO AL CARNEVALE DI FOIANO, COME LE E’ SEMBRATO? CHE VALORE HA SECONDO LEI QUESTO TIPO DI MANIFESTAZIONE, SIA A LIVELLO CULTURALE CHE SOCIALE?

Sul Carnevale di Foiano ti dico veramente poco, perché ci sono stato una volta.

Ne ho un bel ricordo perché mi invitarono l’anno in cui Luca Vanni aveva fatto un exploit clamoroso andando in finale al Torneo Atp di Sao Paolo in Brasile; poi lui tornò nella sua Foiano, sapeva che io lo seguivo da mesi, da anni perché addirittura l’anno prima era uscito un mio romanzo, “La vita è un ballo fuori tempo” in cui uno dei protagonisti minori, uno dei personaggi marginali ma importanti del libro era ispirato a lui; quindi gli ho portato anche fortuna perché non aveva ancora fatto la finale a Sao Paolo.

Lui mi ringraziò e mi scrisse “:Io sono qui a Foiano, perchè non vieni anche tu?”.

Feci quindi da “Padrino” insieme a Luca e fu bello perché ci fecero salire sopra il loggiato della piazza principale del paese e salutammo tante persone.

Il carnevale è una bellissima realtà, come sono molto belli Foiano e tutta la Valdichiana.

Sin da piccolo non ho mai amato il Carnevale, ma non quello di Foiano che è bellissimo; in generale il carnevale non mi è mai piaciuto perché mi ha sempre messo molta malinconia.

Diciamo che da piccolo non lo amavo, ma in quell’occasione a Foiano fu un modo anche per riappropiarmi del Carnevale.

IL RICORDO PIU’ BELLO DELLA SUA INFANZIA

Il ricordo più bello della mia infanzia è legato ai miei genitori ed ai miei nonni e non ce ne è uno soltanto.

Penso ai miei nonni che mi volevano un bene dell’anima, soprattutto i nonni materni con i quali ho vissuto in casa mia, perché hanno vissuto con me fino a quando non ho avuto quasi trent’anni.

Ho il ricordo della gioia della mia famiglia perché ho avuto ed ho ancora una splendida famiglia.

PROGETTI E COLLABORAZIONI FUTURE

Non voglio anticipare troppo, ma è appena uscito il mio libro a cui tengo tantissimo: “E ti vengo a cercare”, dedicato a Franco Battiato, edito da Paper First che è anche uno spettacolo teatrale.

Un progetto sarà quello di presentarlo sicuramente il più possibile questo spettacolo con Gianluca Di Febo e conto di portarlo nei teatri per tutta questa estate e tutto l’anno prossimo.

Saranno pubblicati altri libri, verranno altre trasmissioni televisive, continuerò a collaborare con “Il Fatto Quotidiano” ed ai programmi televisivi in cui molti mi vedono ormai da anni.

Ho in mente nuove collaborazioni, pero’ anche il desiderio di rallentare un po’ e concedere più tempo al mio privato.

Tra i progetti futuri c’è quello di usare il più possibile le mie moto: e perciò non vedo l’ora che arrivi la stagione estiva che ormai è alle porte per godermele.

Infine tra gli obiettivi c’è quello di migliorare a Padel sempre di più , mi sono dato un obiettivo preciso che non voglio anticipare per non portarmi sfiga.

COME SI IMMAGINA LEI TRA 10 ANNI?

Sinceramente non lo so e non lo voglio sapere: spero di essere simile a come sono ora, mi piacerebbe avere lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di fare le cose che faccio adesso.

IN UN MONDO DI CONDIVISIONE TOTALE SUI SOCIAL COSA TIENE PER SE STESSO?

Qualcuno mi definisce più un influencer che un giornalista e a me va benissimo perché non ho il “mito” del giornalismo e per me la parola influencer non è un insulto.

I social li uso molto, mi aiutano a valorizzare le mie opere teatrali e letterarie: sono un grande impegno, ma sono anche un bel ritorno.

Sui social non scrivo sulla mia vita privata; certo, posso mettere una foto con la mia compagna, una di una cena con gli amici, ma il mio essere veramente Andrea Scanzi non c’è ed e’ giusto che non ci sia perché sono momenti privati: non c’è il sesso, quello che dico in privato alla mia compagna o con gli amici, ed è giusto cosi’.

Forse il momento in cui più si è capito chi sono io sui social è stato durante le “Scanzi Live” nel periodo della Pandemia nel 2020, perché durante il lockdown, in quei due mesi e mezzo, le mie dirette furono un evento social, un qualcosa di clamoroso tanto che arrivai oltre le centomila visualizzazioni in diretta, per me sono cifre inaudite, soltanto Giuseppe Conte, che all’epoca era Premier, faceva più numeri di me.

Le mie dirette sono arrivate ad otto milioni di visualizzazioni; la mia pagina passò da 500 mila persone a 2 milioni e 200 mila fan su Facebook.

Durante quelle dirette si è capito abbastanza su chi sono io, perché si’, c’era lo Scanzi che faceva satira, controinformazione, però c’era anche lo Scanzi che metteva il disco e che faceva qualche riflessione privata.

Il privato è bene che resti nell’ambito dei tuoi affetti, della tua compagna, dei tuoi amici, dei tuoi genitori, dei tuoi cani nel mio caso….mai darsi troppo, anzi, forse sarebbe giusto darsi meno rispetto a quello che io mi concedo sui social.

GRAZIE ANCORA PER L’INTERVISTA!

Grazie a te Leonardo.

Leonardo Vanni

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